Benvenuti sull'Altopiano di Asiago 7 Comuni

7 Comuni tutti da scoprire

Asiago Enego Foza Gallio
Lusiana Conco Roana Rotzo

Se vi piace l'Altopiano di Asiago cliccate su

l'Altopiano di Asiago 7 Comuni

Altopiano di Asiago 7 Comuni

» Foza

Comune di Foza sull'Altopiano di Asiago

Comune di Foza

Foza, tra i Comuni più antichi dell'Altopiano, sorse per la vicinanza con il fiume Brenta, porto fluviale per il commercio del legname con le città venete e Venezia.

L'origine di Foza è assai oscura, come del resto quella degli altri Comuni dell'Altopiano. E' certo, tuttavia, che gli abitanti di Foza furono in stretto contatto con le popolazioni germaniche, come testimoniano abitudini, usanze e tradizioni, caratteristiche fisiche e soprattutto la lingua parlata (cimbro).

Cenni Storici

La prima notizia su Foza appare in un documento del 1085 "montem unum integrum qui vocatur Fugia", che venne donato dalla nobildonna Ermiza, figlia di Berengario, al monastero di Villanova di Camposanpiero, monastero tutt'uno con quello di S. Floriano al quale era affidata la riva destra del Brenta, Foza compresa.

Il 3 luglio 1127 Foza passò sotto la giurisdizione dei monaci di Campese che ne divennero proprietari. Il 17 luglio 1133 il Vescovo di Padova e Belluno cedette all'abate del monastero di Mantova, e quindi di Campese, tutti i diritti temporanei spettanti al vescovado. Nel 1190 l'intero Altopiano venne usurpato dalla famiglia degli Ezzelini divenuta potentissima e feroce. Nel 1202 Ezzelino il Monaco vendette Foza per 1000 Lire veronesi ai monaci di Campese. Foza rimase legata ai monaci in uno stretto rapporto civile e religioso fino al 1700.

I montanari scendevano lungo le valli e si recavano al monastero con il miele, le carni sotto sale, il formaggio ed i soldi dell'affitto del Monte Miela. I frati, a loro volta, si occupavano della cura delle anime facendo salire a Foza alcuni loro rappresentanti scelti tra coloro che conoscevano la lingua tedesca. Mentre il potere degli Ezzelini diventava sempre più tiranno creando malcontenti e sfiducia, a Vicenza sorgeva il Comune con sistemi democratici e l'intero Altopiano si assoggettò ad esso e nel 1250 Foza venne nominata Villa.

E' proprio in questo periodo che i Comuni della montagna avvertirono l'esigenza di unirsi tra loro, tanto che nel 1250 i documenti riportano la denominazione "Altopiano dei Sette Comuni".

Nel 1264, Cangrande della Scala, dopo aver sterminato la famiglia degli Ezzelini, sottomise la Repubblica di Vicenza e assoggettò così anche l'Altopiano. I rappresentanti dei Sette Comuni si affrettarono a presentare il loro progetto di indipendenza.

Panorama dalla Croce di San Francesco
Panorama dalla Croce di San Francesco

Nel 1310 naque così la "Reggenza dei Sette Comuni". Lo statuto venne proclamato il 29 giugno di quell'anno: "Il bene del popolo è il bene del governo, ed il bene del governo è il bene del popolo".

A formare tale amministrazione vennero scelti quattordici Reggenti, due per ogni paese. Durante le Vicinie o Assemblee dei capifamiglia si prendevano le decisioni più importanti soprattutto per la gestione del Monte Miela patrimonio della comunità. Nacquero così le "Regole", chiamate poi "Usi Civici".

La Reggenza disponeva di un piccolo esercito di 700 uomini che divennero quasi 4000 in tempo di guerra. Aveva diplomatici a Venezia, Verona e Padova e persino a Vienna. Inoltre ogni Comune della Reggenza aveva un proprio stemma.

La Reggenza si pose sotto la tutela degli Scaligeri di Verona dal 1311 al 1387, dei Visconti dal 1388 al 1404 e della Repubblica Serenissima dal 1404 fino al trattato di Campoformio del 1797, che cedette all'Austria i territori della Repubblica Veneta.

In cambio della tutela i Comuni fornivano legname alla Serenissima.

Una data assai importante per Foza fu il 27 agosto 1478, quando il Priore del monastero di Santa Croce di Campese, Ambrogio di Milano, donò a Foza tutti i possedimenti acquistati da Ezzelino il Monaco nel lontano 1202, indicandone anche i confini.

In questo periodo l'economia di Foza e degli altri paesi dell'Altopiano non era fiorente, tanto che la Repubblica Veneta esonerò i Sette Comuni dalla tassa del sale, della lana e dalle tariffe fluviali del Brenta. La loro attività prevalente continuava ad essere quella della pastorizia, anche se, grazie al taglio dei boschi, iniziarono a produrre il carbone.

Malga Montagnanova
Malga Montagnanova

La reggenza dei Sette Comuni cessò di esistere definitivamente del 1806. Quindi, nel 1815 con il Regno Lombardo-Veneto, l'Altopiano passò direttamente sotto l'Austria. Nel 1866, quando il Veneto venne annesso al Regno d'Italia, Foza, che si trovava al confine con l'Impero Asburgico, favorì il contrabbando di alcuni prodotti (zucchero, acquavite).

Negli ultimi decenni dell'Ottocento l'equilibrio economico e sociale dell'intero Altopiano divenne sempre più difficile e precario. L'unico sbocco fu l'emigrazione

La situazione economica migliorò leggermente nel primo Novecento grazie al nuovo sviluppo offerto dai lavori pubblici con la costruzione delle strade Foza-Gallio (1908-1911), Foza-Lazzaretti (1912-1913), e Foza-Enego (1914). 

Con la Grande Guerra ci fu una svolta nei commerci ed i lavori vennero indirizzati ad opere di fortificazione dei confini e a scopi bellici. Gli emigranti fozesi tornati dalla Germania trovarono lavoro per il breve periodo che li separava dalla chiamata alle armi. Con lo scoppio delle ostilità Foza e l'Altopiano erano in pericolo: gli abitanti furono costretti ad andare profughi e Foza diventò teatro di guerra dall'inizio alla fine del conflitto. 

Le nostre montagne per i loro punti strategici furono al centro dei combattimenti: ovunque ci c'erano trincee, gallerie, nascondigli. Foza venne bombardata e distrutta. 

A guerra finita i profughi fecero ritorno a Foza, ma del paese non rimaneva che un ammasso di rovine; provvisoriamente il centro venne ricostruito con baracche di legno a Labental. Le montagne erano spoglie, i boschi falciati, i campi crivellati, ovunque erano disseminati ordigni che potevano esplodere. 

L'unica fonte di sostentamento per le famiglie sempre più numerose era data dalla coltivazione dei campi e dai lavori di ricostruzione

Foza però non si diede per vinta: vennero ricostruite case, stalle e casare; tornarono pecore, capre e mucche, i campi furono dissodati, i boschi ripuliti. Il 15 agosto 1926 venne inaugurata anche la chiesa parrocchiale.

Dopo la guerra a Foza nacque anche il pericoloso lavoro di recupero di tutto il materiale bellico: uomini, donne e ragazzi scavavano il terreno e raccoglievano il ferro. Quest'attività proseguì fino alla fine degli anni cinquanta e comportò, purtroppo, anche la perdita di vite umane.

Croce di San Francesco
Croce di San Francesco

Appena si aprirono possibilità di lavoro oltre frontiera, gli uomini di Foza partirono, alcuni con tutta la famiglia. 

Il secondo conflitto mondiale portò con sé, anche a Foza, lutti, fame e miseria. Molti giovani dovettero partire per diversi fronti e, nel periodo cruciale, Foza assistette a rappresaglie fra fascisti e partigiani. 

Al termine della guerra l'attività agricola e boschiva restava l'unica risorsa economica. Pian piano si avviò anche una discreta forma di turismo.

Dopo gli anni Cinquanta, riprese l'emigrazione e così molti varcarono il confine soprattutto verso la Svizzera, le grandi città dell'Italia settentrionale (Milano, Torino, Varese) e la pianura vicentina. Questo fece sì che fino al 1970 Foza assistette ad un vero e proprio sfollamento. I residenti a Foza, che nel 1950 erano 1724, divennero solo 893 nel 1970.

Malga Lora
Malga Lora

Intanto le strade di collegamento vennero asfaltate, l'agricoltura diventò moderna e la pastorizia scomparve definitivamente. 

Nel 1970 il fenomeno dell'emigrazione ebbe un decisivo rallentamento e i fozesi iniziarono a fare i pendolari. Si assistette così ad un continuo miglioramento economico e sociale: il paese si abbellì, le aziende agricole si modernizzarono, il turismo incrementò e nacquero attività di commercio anche a conduzione familiare, che offrivano lavoro soprattutto alle donne. Tuttavia, alla fine degli anni novanta, quasi tutte queste attività dovettero chiudere i battenti e anche l'agricoltura subì un forte rallentamento. Così molti abitanti di Foza dovettero rimboccarsi le maniche e molti dovettero cercare lavoro nei paesi limitrofi e nel bassanese.

 

TRADIZIONI E CULTURA

La Pecora Foza

Foza è un piccolo paese dell’Altopiano dei Sette Comuni che ha fatto parte della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni fin dal suo nascere. 

Per secoli si resse su un’economia di tipo agro-silvo-pastorale. Ben presto i pastori di Foza seppero selezionare una razza di pecore dalla lana lunga, adatta alla tessitura. Tale razza prese il nome del paese e si diffuse a tal punto da essere identificata come ‘pecora vicentina’. La pastorizia divenne la principale attività di queste genti, che continuarono anche a coltivare i terreni nonché a tagliare e vendere il legname dei boschi. 

Di fronte al rischio di perdere la memoria di un passato ricco di storia, l’Amministrazione Comunale ha intrapreso un percorso mirato alla salvaguardia di ciò che di importante ha caratterizzato questa comunità. Nella convinzione che la pastorizia rimanga legata al territorio, partecipa ad uno sforzo collettivo, sostenuto da un preciso progetto che mira a salvare dall’estinzione le ultime pecore di razza Foza rimaste. Vi sono coinvolte la Regione Veneto, l’Università agli Studi di Padova e altri Enti.

Facciata Museo Etnografico della Comunità di Foza
Museo Etnografico della Comunità di Foza

Negli ultimi anni in paese sono state intraprese con coraggio numerose iniziative, fra cui una Sezione dedicata alla Pastorizia nel locale Museo, il concorso “Oobart la pecora di Foza diventa arte”, l’annuale giornata dei lavori della lana in piazza, diventata la VÜSCHE ÖOBA - Festa della pecora Foza (ora organizzata sempre in data fissa l’ultima domenica di agosto), arricchita a partire dal 2019 anche di un ulteriore evento quale lo “Street Food” dedicato alla pecora Foza l’ultimo sabato di agosto, in collaborazione con gli esercenti e le strutture ricettive di Foza. In particolare, la VÜSCHE ÖOBA - Festa della pecora Foza si ripropone di anno in anno come momento culminante della programmazione delle Manifestazioni estive, attrattivo di un turismo sostenibile, legato alla riscoperta delle tradizioni e delle tipicità del territorio

Allo scopo di offrire a cittadini ed ospiti un’offerta completa, sia sotto il profilo storico-culturale che enogastronomico e mettendo in rete le categorie economiche del territorio, la VÜSCHE ÖOBA - Festa della pecora Foza si accompagna ad un Mercatino di prodotti tipici locali (Foza capoluogo, via Roma), con particolare riferimento ai prodotti di montagna e ai prodotti caseari derivanti dall’allevamento della pecora, e a degustazioni e menù a tema nei ristoranti del paese

Inoltre, dall’inizio dell’anno 2019, Foza è partner del progetto “Sheep up”, finanziato dalla Regione Veneto allo scopo di ripopolare quattro razze ovine autoctone del territorio, e che include soggetti quali ricercatori dell'Università di Padova, altre amministrazioni ed allevatori. Va ulteriormente ricordato che presso Malga Slapeur, una delle otto malghe comunali di Foza, si produce un ottimo formaggio pecorino.

Festa Quinquennale dell’Assunta

“Era l’anno 1836 e nel Veneto infieriva il colera. Nei paesi vicini della Valle, ma anche in quelli dell’Altopiano, la morte bussava ogni altro giorno alle porte delle case. In simili circostanze era normale che anche la comunità di Foza, in preda al panico, guardasse in alto e cercasse scampo nella sua Madonna e la comunità, dice la storia, venne prodigiosamente risparmiata dalla sciagura. In segno di riconoscenza, promise allora di festeggiare la Madonna, recandone ogni cinque anni l’antica immagine dalla chiesa parrocchiale sino all’oratorio di San Francesco. La prima solenne processione votiva ebbe luogo, dicono i documenti della storia, il 10 settembre 1837. Da allora, di quinquennio in quinquennio, fedeli al loro impegno di devozione all’Assunta, i fozesi non mancheranno di onorare la loro Madre celeste, in una cornice ormai tradizionale di manifestazioni anche esterne, sempre più vive e coinvolgenti”. 

Testo tratto da “Foza, una comunità, una storia” di Franco Signori Organizzazione, in collaborazione con la Parrocchia di S. Maria Assunta di Foza, le Associazioni e le categorie economiche locali, sulla tradizionale Festa ogni cinque anni, accompagnata da un nutrito calendario di eventi culturali e ricreativi che ne illustrino l’origine e il significato. 

L’ultima Festa quinquennale si è celebrata domenica 21 agosto 2016. La celebrazione delle Quinquennali previste per il 15 agosto 2021 è stata, tuttavia, rinviata a causa della pandemia per Covid 19 al 15 agosto successivo alla cessazione della stessa.

Cartello La Festa e la pala dell'Assunta
La festa e la pala dell'Assunta

La Pala Di Francesco Bassano Il Vecchio

La chiesa parrocchiale fu inaugurata nel 1926, dopo due anni di lavoro, e fu dedicata a S. Maria Assunta, la Patrona del paese. Nel 1927 fu completato anche il campanile alto 34 metri. Entrambi sono stati costruiti con sassi di marmo bianco estratti in località Futa e successivamente lavorati a mano. 

La Chiesa è molto semplice nello stile che si avvicina a quello romanico. All’interno ha tre navate separate l’una dall’altra da una fila di colonne circolari, tutte in pietra bocciardate a mano. Gli altari sono tre: quelli ai lati sono uno con la statua della Madonna Assunta e l’altro con quella del Sacro Cuore. 

Molto bello è il soffitto a cassettoni in legno dipinto a grandi quadri rossi e blu, disposti a scacchiera e separati l’uno dall’altro da cornici in rilievo. 

Nel 2006 la chiesa è stata rinnovata con nuovi dipinti. 

All’interno, nel presbiterio, è conservata la pregevole Pala con la “Madonna in trono con il Bambino e i santi Giovanni Evangelista e Benedetto” (compatrono di Foza), attribuita a Francesco Da Ponte il Vecchio (detto Bassano), opera del 1519 e piena espressione dell’arte figurativa del Cinquecento Veneto. La Pala è l’opera d’arte maggiormente degna di nota del territorio di Foza ed è sopravvissuta alla distruzione della Grande Guerra. L’opera si inserisce pienamente nel contesto di diverse opere d’arte sacre realizzate dai Da Ponte (detti anche Bassano), famiglia di pittori originaria di Bassano del Grappa ed operante per tutto l’arco del Cinquecento, e diffusamente presenti nelle chiese parrocchiali dei paesi dell’Altopiano di Asiago, della Valbrenta e della pedemontana dell’Altopiano e del Grappa.

 

PUNTI DI INTERESSE

MECF, Museo Etnografico della Comunità di Foza

MECF, Museo Etnografico della Comunità di Foza, è un centro di divulgazione, documentazione e trasmissione della storia, della cultura e delle tradizioni locali.

Ingresso MECF, Museo Etnografico della Comunità di Foza
Ingresso MECF, Museo Etnografico della Comunità di Foza

L'edificio che oggi lo ospita è il simbolo della ricostruzione avvenuta dopo la Grande Guerra ed è stato per lungo tempo sede del Municipio di Foza. 

Andato in disuso, a seguito dello spostamento della sede del municipio, l’immobile cadde in uno stato d’abbandono sino al 2004, anno in cui si decise di recuperare la struttura e restituirla alla comunità con una nuova destinazione d’uso, quella appunto museale. I lavori di restauro si conclusero nel 2009.

Il MECF ospita due sezioni: al secondo piano la sezione sulla Prima Guerra Mondiale, mentre al primo piano la sezione dedicata alla pastorizia e in particolare alla Pecora di Foza.

Il Museo Etnografico della Comunità di Foza ospita anche mostre itineranti di carattere storico-artistico-culturale, incontri letterari e riunioni di intellettuali, storici e ricercatori. 

Aula didattica San Francesco
Aula didattica San Francesco

Organizza, inoltre, molteplici attività formative e didattiche, accompagnate da visite guidate strutturate per fascia d’età e grado d’istruzione, divenendo così anche un forte punto di richiamo per le istituzioni scolastiche del territorio altopianese e vicentino.

LA SEZIONE SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE

La mostra sulla Grande Guerra è ricca di testimonianze dell’epoca, disposte lungo un percorso espositivo che rende possibile non solo comprendere le difficoltà affrontate dalla popolazione di Foza nel periodo bellico e i patimenti sofferti dai soldati, ma anche ricostruire i combattimenti avvenuti nella zona, capire la portata della distruzione subita dal paese e seguirne la successiva ricostruzione. 

In questa sezione una particolare attenzione è data anche al rischioso lavoro dei cosiddetti “recuperanti”, ossia coloro che, dopo la guerra, andavano nei luoghi dove erano imperversati i combattimenti, recuperando residuati bellici per rivenderli poi come rottami metallici.

La narrazione avviene non solo tramite reperti e testimonianze tradizionali (testi, fotografie d’epoca, ecc.), ma anche attraverso più moderni strumenti tecnologici quali monitor e un grande tavolo touch screen, che rendono più viva e coinvolgente l'esperienza di visita.

L’ESPOSIZIONE SULLA PECORA DI FOZA

L’esposizione permanente dedicata alla Pecora Foza, realizzata nel 2013, è pensata come un itinerario alla scoperta della pastorizia, che ha rappresentato per secoli la principale attività della gente del luogo.

Attraverso documentazione fotografica e oggetti del mestiere si racconta la storia dei pastori di Foza, che selezionarono una razza di pecora unica: la Pecora Fodata o di Foza, conosciuta anche come pecora vicentina o dei Sette Comuni, nota fino a metà novecento per la qualità fine della sua lana, tanto da aver fatto la fortuna dei lanifici della Pedemontana. 

Oggi è una razza a rischio d’estinzione ed è solo grazie alla passione e alla volontà di alcuni allevatori e abitanti del luogo che si è riusciti a salvaguardarne la specie.

Riproduzione riservata.

San Francesco, Passeggiata tra Tradizione e Panorami

Chiesetta San Francesco
Chiesetta San Francesco

Una passeggiata facile ma ricca di storia e tradizione, che dalla chiesa parrocchiale conduce alla chiesetta di San Francesco: questo il percorso in cui ogni 5 anni dal 1836 viene accompagnata la statua della Assunta per un voto fattoLe contro il colera (rinnovo voto proprio quest’anno, 15 agosto 2021). Pochi metri dopo la chiesetta, la Croce di San Francesco, dalla quale si apre un panorama sconfinato verso la laguna di Venezia.

Corone del Monte Fior, Escursione tra Paesaggio e Natura

Corone Monte Fior
Corone Monte Fior

Magica ed affascinante formazione rocciosa sita nella zona malghe del territorio. Raggiungibile con una piacevole escursione, sia a piedi che in montain bike, sia da Foza che da Gallio. Occasione per godere del paesaggio, flora e fauna tipiche della zona (marmotte, caprioli,…).

Castelgomberto, Escursione tra Panorami e Storia

Castelgomberto
Castelgomberto

Raggiungibile con una escursione, sia a piedi che in montain bike, sia da Foza che da Gallio, e occasione per ripercorrere le trincee e i camminamenti del primo grande conflitto mondiale

Malghe Accessibili da Località Lazzaretti di Foza, da Gallio Tramite le Melette o da Enego Tramite la Piana di Marcesina

NOME MALGHE E ALTITUDINETIPOLOGIA CARICONOTE
RONCHETTO RIFUGIO
1330 s.l.m.
 RISTORANTE
RONCHETTO MALGA
1330 s.l.m.
BOVINIPROSSIMA APERTURA PRODUZIONE E VENDITA FORMAGGIO
FRATTE
1366 s.l.m.
BOVINIAGRITURISMO
ZOMO
1460 s.l.m.
BOVINI 
LORA
1668 s.l.m.
BOVINI 
MELETTA
1707 s.l.m.
BOVINI 
M.NOVA
1724 s.l.m.
OVINI 
SLAPEUR
1638 s.l.m.
OVINIPRODUZIONE E VENDITA FORMAGGIO
SASSO ROSSO
1196 s.l.m.
BOVINIPROSSIMA APERTURA AGRITURISMO
Riproduzione riservata.