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Il libro "La verità italiana sull'Ortigara" di Paolo Volpato

STORIA

Verita italiana sullortigara

Il libro "La verità italiana sull'ortigara". Di Paolo Volpato con prefazione di Claudio Rigon

  • Titolo La verità italiana sull'Ortigara
  • Pagine 160
  • Prezzo di copertina €19.00
  • Casa Editrice Itinera Progetti
  • Autore/i Paolo Volpato (autore), Claudio Rigon (prefazione)
  • Data Pubblicazione 2014
  • Compra direttamente online

L’ascesa all’Ortigara non è mai una semplice ed amena passeggiata naturalistica. Confrontarsi con la montagna simbolo delle truppe alpine, richiede uno sforzo fisico che non può non essere accompagnato da un coinvolgimento spirituale che presuppone rispetto e comprensione.

 

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Il vento in continuo movimento non dà mai la tranquillità necessaria per camminare in sicurezza, l’eco dei colpi dell’artiglieria sembra ancora far vibrare l’aria, le trincee di pietra sono lì a testimoniare la dura vita del combattente, nomi e volti di giovani ufficiali morti in battaglia emergono dalla memoria e spesso dall’oblio, il suono della campanella in quota è preghiera che si leva al cielo. Chi sale l’Ortigara molto spesso lo fa con un bagaglio di conoscenze fondato sulla tradizione orale, che sicuramente è base fondante del mito che aleggia sulla quota calcarea della colonna mozza, ma che a volte è anche il frutto di stratificazioni verbali che, nel tempo, si sono allontanate dal vero. E proprio per quel rispetto che ci porta ogni anno a rendere omaggio al monumento che ricorda i tanti uomini che su queste balze di antichi confini hanno perduto la vita o sono stati feriti nel corpo e nell’anima, abbiamo il dovere di cercare la verità.

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Ma quale verità dobbiamo ancora cercare sull’Ortigara? Come autorevolmente scritto da chi ha condiviso l’imponente ricerca che poi ha portato a Nemici sull’Ortigara, la verità non dovrebbe avere aggettivi, ma essere semplicemente raccontata e consapevolmente sedimentata nella storiografia ufficiale. Eppure così non è. La “verità austriaca” e la “verità italiana” non possono che correre ancora una volta come binari ferroviari paralleli, ognuna ripiegata sulle personali considerazioni di chi ha vissuto, ormai un secolo fa, quegli avvenimenti.

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Il nostro compito, non avendo partecipato in prima persona agli eventi, non può quindi che essere quello di cercare e ricercare, di dar voce a chi è stato testimone, e infine tentare di ricomporre un puzzle senza rischiare di cadere nella voragine della parzialità o della banalità. Sia ben chiaro, però, che non sarà mai questo un tentativo di “revisionismo storico”, tanto in voga oggi tra chi cerca la ribalta nel facile richiamo scandalistico o di chi piega la storia a proprio uso ed interesse. Si tratta, invece, di rileggere alcuni eventi chiave della battaglia combattuta dall’esercito italiano nel luglio 1917, utilizzando gli strumenti della ricerca scientifica, nell’intento di gettare finalmente la luce su tanti episodi leggendari, a volte importanti, spesso di minor rilievo, tutti entrati nell’immaginario collettivo con la forza della parola trasmessa.

 

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È un lavoro ricco di insidie, che occorre affrontare con la forma mentis di un investigatore, approfondendo la conoscenza del luogo, rileggendo le voci dei testimoni, cercando le motivazioni degli atti, scavando nei fatti. Non agevole, a quasi cent’anni di distanza dagli eventi, ma certo una sfida allettante che può portare a una sconfitta, o speriamo ad una nuova luce. Ma è anche l’occasione per divulgare nuove ricerche, per accontentare i tanti appassionati che non si stancano, proprio come chi scava negli archivi, di andare oltre la superficiale conoscenza della cronaca di guerra, di scoprire cosa c’è oltre la trincea che interrompe il sentiero. 41ortigara2

 

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Non dimenticando, come recita l’epigrafe della colonna di quota 2105, che tutti i protagonisti, senza distinzione di nazionalità o grado, hanno diritto al massimo rispetto, siano essi alti ufficiali in comando, spesso lasciati soli nel prendere la loro ultima decisione, siano semplici soldati, altrettanto soli di fronte alla morte in combattimento. A tutti indistintamente, perché parti di un unico grande sacrificio, il nostro rispetto e la nostra riconoscenza. Per tutti, il diritto ad una verità, o almeno a quella verità che noi uomini contemporanei possiamo tentare di ricostruire, per dare un senso alle importanti ricorrenze che andiamo a celebrare.

Lo dobbiamo a Loro, che sono rimasti lassù.

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