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Il libro DALL'INTERROTTO ALL'ORTIGARA. La Maginot Austriaca sull'Altopiano

STORIA

Dall'interrotto all'Ortigara

Il libro DALL'INTERROTTO ALL'ORTIGARA. La Maginot Austriaca sull'Altopiano dei Sette Comuni. Di Paolo Pozzato e Ruggero Dal Molin con itinerari e foto di Mario Busana

  • Titolo Dall'Interrotto All'Ortigara
  • Sottotitolo La Maginot Austriaca sull'Altopiano dei Sette Comuni
  • Pagine 416
  • Prezzo di copertina € 24,00
  • Casa Editrice Itinera Progetti
  • Autore/i Paolo Pozzato (Autore), Ruggero Dal Molin (Autore), Mario Busana (Autore e Foto)
  • Data Pubblicazione 2012
  • ISBN 10 8888542461
  • ISBN 13 978-8888542461
  • Compra direttamente online

Pubblicare oggi i diari dei reparti che si schierarono dall’Interrotto all’Ortigara
e le riflessioni del comandante cui si dovette l’inizio e buona parte dell’esecuzione della linea in questione, non può avere solo una valenza di analisi storica.

Tanto più perché i lavori finanziati dalla legge 78 ed intesi a fare delle Prealpi vicentine un museo all’aperto, straordinario nel suo genere, obbligano in certo senso anche il più distratto dei visitatori a chiedersi chi realizzò quell’insieme di opere o più semplicemente fu costretto a vivere e combattere nelle gallerie, nei pozzi o nelle postazioni incavernate in cui ci si imbatte quasi ad ogni passo.

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Nelle pagine deiterritoriali” austriaci del 3º Schützen, i degni avversari dei diavoli rossi” dellaSassari”, come in quelle degli orgogliosi fanti del 73° K.u.K. di Eger, i vincitori del Marcai e del Meata, o nei ricordi degli sloveni del 17°, il Reggimento che aveva meritato l’onore della dedica al principe ereditario, ripercorriamo la delusione per la mancata vittoria del ’16, le difficoltà organizzative e belliche dell’autunno, le sofferenze inaudite forse del più terribile inverno del XX secolo.

Qualche inevitabile ripetizione, dovuta alla concomitanza cronologica di avvenimenti cruciali – primo fra tutti la morte di Francesco Giuseppe – viene ampiamente ripagata dalla quantità e dalla varietà delle impressioni, dal tratto vivido, in certi casi persino espressionistico, dei ricordi che vi vengono registrati.

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Ad arricchire il quadro, in un certo senso persino a completarlo, vi sono le riflessioni del Gen. Rudolf Müller e il breve, quanto intenso e – sotto il profilo documentario – straordinario diario della 3ª compagnia del 20° battaglione Feldjäger, i difensori di Q.2105 dell’Ortigara nella fatidica giornata del 10 giugno 1917.

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Camminamenti su Monte RastaPubblicati su una rivista per gli ufficiali dell’esercito svizzero, già osservatori su questo fronte durante la guerra e sempre interessati per ovvie ragioni alla guerra in montagna, i ricordi del futuro vincitore di Plezzo consentono di rivivere il clima con cui i comandi austriaci, di Brigata e di Divisione, affrontarono il compito, sicuramente immane, di allestire una posizione di resistenza dove sembrava mancare tutto, in particolare l’acqua.

Le preoccupazioni logistiche facevano a gara col problema tattico di contenere la spinta controffensiva italiana nel costellare gli incubi di coloro cui spettava la responsabilità di conservare la chiave di quell’Altopiano, che era comunque costato non pochi sacrifici.

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Il diario di reparto – a firma del S.Ten. Anton Pawlisryn – ci porta ai giorni immediatamente precedenti l’offensiva italiana dell’Ortigara e consente di ricostruire le prime sanguinose fasi della “difensiva nell’ipotesi 1”. In questo caso ci siamo spinti volutamente oltre il limite cronologico che ci eravamo imposti relativamente agli altri diari di corpo e che risultava giustificato dalla precedente pubblicazione di Inedito dall’Ortigara.

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La motivazione sta tutta nel carattere straordinario di una testimonianza che rappresenta una delle pochissime “voci” di un protagonista austriaco di quei giorni, riferita in prima persona e trascritta, oltre tutto, a tamburo battente, prima dell’inevitabile lavoro di trasformazione e deformazione tipico di ogni memoria.

Forte Interrotto Prima del RestauroLa precaria condizione logistica dei difensori, decimati dalla dissenteria e lasciati per giorni senza un rancio caldo, viene seguita dalla preparazione di fuoco degli italiani, dal loro movimento aggirante di Q.2101 (la 2071 austriaca), dalla prima disperata difesa della 2ª compagnia e dai disperati contrattacchi della riserva di battaglione (metà della 3ª compagnia). La resistenza dei difensori di Q.2105, che non mancano di rendere onore al valore degli alpini che si immolarono sui loro reticolati, chiude così anche idealmente il percorso della memoria iniziato nelle trincee dell’Interrotto e di Monte Bi.

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L'ambizione dei curatori è solo quella di offrire una possibilità in più al lettore, meglio se anche visitatore odierno (guidato anche dai 6 itinerari sui campi di battaglia contenuti nel libro), di rivivere attraverso le testimonianze dei protagonisti il dramma di chi visse, lottò e non di rado morì per la fedeltà ad un impero già sulla via del tramonto. Sottrarli dall’oblio, cui non di rado i loro stessi paesi li hanno condannati, per farne oggi degli incomparabili testimoni di pace è il compito forse impossibile, certamente affascinante, di chi si ostina ad occuparsi della storia del primo conflitto mondiale.

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