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Il libro SULL’ORLO DELL’ABISSO. Altopiano di Asiago: Monte Cornone - Sasso Rosso

STORIA

Sull'Orlo dell'Abisso

Il libro SULL’ORLO DELL’ABISSO. Altopiano di Asiago: Monte Cornone - Sasso Rosso - Monte San Francesco. Di Paolo Volpato con foto dall'Archivio Storico Dal Molin

  • Titolo Sull'Orlo dell'Abisso
  • Sottotitolo Altopiano di Asiago: Monte Cornone - Sasso Rosso - Monte San Francesco
  • Pagine 224
  • Prezzo di copertina € 21,50
  • Casa Editrice Itinera Progetti
  • Autore/i Paolo Volpato (Autore e Foto)
  • Data Pubblicazione 2013
  • ISBN 10 8888542522
  • ISBN 13 978-8888542522
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L’Altopiano dei Sette Comuni, che non mi stanco mai di percorrere in lungo ed in largo, riserva ogni volta una sorpresa. Può essere un bosco, una forra, una vecchia chiesa, una trincea, una montagna, una caverna, niente mi lascia indifferente, anzi alimenta una continua ricerca che è anche conoscere, capire, interpretare, divulgare.

E non sempre occorre percorrere e ripercorrere, per quanto fortemente evocativi, gli stessi luoghi – ormai celebri, conosciuti anche dal grande pubblico di visitatori e non solo dagli appassionati della grande guerra – per guardare in faccia alla Storia.

Anzi, a volte là dove i mughi o la vegetazione subalpina hanno preso dopo decenni il sopravvento e ridato vita ad una natura altrettanto inesplorata e incantata, proprio nel profondo dell’Altopiano si nascondono storie altrettanto avvincenti e incredibili al solo immaginarle.

E non è un caso se proprio su questi luoghi meno celebri volteggia l’aquila, si muove furtivo il capriolo, annusa l’aria l’orso. O gli uomini stessi si arrampicano verso il cielo, nell’eterna lotta con se stessi, alla ricerca del limite. 

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Le pareti che a strapiombo si inabissano nella Val Brenta, sopra le quali segna il proprio limite orientale l’Altopiano, hanno visto per un anno centinaia di soldati europei vivere e combattere in un cono di pietra divenuto un gigantesco termitaio umano. Sul San Francesco, sul Cornone, sul Sasso Rosso, ma anche nei profondi canyon della Val Frenzela, della Val Vecchia e della altre più piccole ma ancor più scoscese vallette limitrofe, i soldati italiani posero un limite all’offensiva austro-ungarica sull’Altopiano conseguente al ripiegamento di Caporetto.

Picchi rocciosi che erano nidi d’aquile, che in un momento della nostra storia ebbero un ruolo centrale, quando anche sull’Altopiano dei Sette Comuni si rischiò di lasciare alle truppe imperiali un lembo di terra veneta sul quale per tre lunghi anni avevano versato sangue e sudore fanti, bersaglieri, artiglieri, ma soprattutto alpini.

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Il Dito di San Francesco in Val VecchiaIncredibili questi alpini. Scanzonati, amanti del buon vino, non come strumento di stordimento, ma come mezzo di unione tra amici, a volte forse sopra le righe, ma quando si tratta di fare sul serio non conoscono ostacoli, semplicemente li ignorano. E vanno avanti per la loro strada. Così avvenne quando si trovarono a combattere nella regione orientale dell’Altopiano di Asiago, un territorio che ruota attorno al piccolo ma dinamico comune di Foza, e che per un ordine della natura si presenta come un ripido abisso marino a strapiombo su una vallata raggiungibile attraverso altrettanti canaloni laterali che nulla hanno da invidiare alle ripide pareti dolomitiche.

Poteva essere più facile in quel momento mollare tutto, scendere dalle arcigne montagne, trovare rifugio nei casolari di campagna, in pianura: un focolare avrebbe ridato sicurezza, vigore, fiducia, e qualche santo, oppure il solito “stellone d’Italia”, avrebbe provveduto a salvare l’esercito italiano, magari la guerra. Ma si sa. Come recita una delle cante alpine “… ma gli alpini non hanno paura!”, e allora se i comandi decidono di aggrapparsi con una mano sull’Altopiano, le truppe di montagna sono ancora una volta pronte ad obbedire, a organizzare ed attrezzare una posizione assurda, impossibile, forse indifendibile, comunque a non arretrare.

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ITratto di Cengia del Cornone Dove Erano Situati i Comandi di Battaglione Italianincredibilmente, contro non solo le leggi della guerra, ma anche contro le leggi della fisica e della natura, sul Cornone, sul Sasso Rosso, sul San Francesco, insomma sugli ultimi lembi di Altopiano, gli alpini resistettero, si difesero dagli assalti dei soldati austro-ungarici, addirittura contrattaccarono.

Ma non furono i soli.

Nei momenti della riscossa furono sostituiti da fanti e bersaglieri, non propriamente addestrati alla guerra di montagna, ma che si adattarono al difficile terreno e che fecero anche più del loro dovere, in una gara di emulazione con i soldati di montagna che rischia di far trascinare il commento nella retorica.

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Questo volume intende raccontare e celebrare le battaglie combattute su questo fazzoletto di terra, non sempre apprezzato da chi frequenta l’altopiano dei Sette Comuni, e insieme ad esso quei soldati che qui vissero per un anno in condizioni quantomeno scomode. E speriamo che il lettore, pur in mancanza del fascino delle alte vette, del richiamo leggendario della rosea dolomia, del calcare lunare di più celebri cime delle prealpi venete, sia invogliato a scoprire e percorrere quei vecchi sentieri di confine che da Foza conducono da millenni verso la pianura, fino alla lontana Venezia.

Proprio qui, dove l’uomo per fortuna non è potuto intervenire con pesanti opere, si può ancora percepire il profumo della storia, lo scorrere lento del tempo, la forza e la magia della natura incontaminata, recuperando quella dimensione naturale e riflessiva che non appartiene quasi più all’uomo moderno.

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